14° Capitolo Provinciale - Comunicato Stampa n. 4

venerdì, 14 luglio 2006

Relazione del Superiore Provinciale

Di prima mattina, a menti fresche, i Capitolari sono tutti allertati al punto culmine dell’iter capitolare, al “discorso della corona”. In piedi e dall’ambone, con voce sicura e impostata, don Ampelio Crema legge la sua Relazione che apre la fase programmatica dell’assise. Sono 31 cartelle, corpo 14, ma interlinea 1. Diviso in 4 parti e corredato di note a pie’ di pagina, il documento ha tutti i crismi della serietà professionale e dello studio di ricerca.

1. Introduzione - Si ringrazia il Signore per il dono della vocazione paolina, si esprime riconoscenza al Superiore generale, gratitudine al Provinciale precedente e poi… Cominciano le novità di atteggiamento e le sorprese di questo nuovo Superiore maggiore che cambia stile di presentazione: attraverso il computer, appaiono sullo schermo le frasi tematiche e le citazioni più rilevanti e lui resta un fratello in mezzo ai fratelli.

Don Ampelio ringrazia quelli che l’hanno accompagnato con la preghiera e quelli che gli hanno dato una mano a stendere e arricchire di citazioni questo documento d’eccezione che veniamo così a sapere che è stato letto, discusso, confrontato con altri fratelli: anche nel programmare come nel pregare si comincia insieme.

“È questa la più grande sfida che ci attende: essere capaci di camminare insieme” (1.6).

2. Con il cuore di Paolo - È un esame di coscienza personale e comunitario. Una radiografia onesta e sincera dove i problemi sono chiamati per nome e messi in fila, i fratelli in un dialogo fuori del tempo interrogati (“quali testimonianza di vita ci diamo reciprocamente e diamo ai giovani, ai laici che entrano in contatto con noi?”), invitati a far emergere la coscienza della propria identità paolina.

Curiosamente l’autore non è esortativo, omiletico, impositivo. Parla e si mette in mezzo a chi ascolta, a quelli a cui è diretto il discorso della analisi. Facciamo verità per tentare di avviare uno stile di vita che ci caratterizza: “dov’è la centralità di Dio richiesta dalle Costituzioni?”.

Di tanto in tanto è citato l’insegnamento di Benedetto XVI contro la “progressiva secolarizzazione” e il “pericoloso imborghesimento”. Dobbiamo evitare la conflittualità e i personalismi, ripartire da Cristo: “Appartenere al Signore vuol dire essere bruciati dal suo amore incandescente, essere trasformati dallo splendore della sua bellezza” (Benedetto XVI, discorso ai Superiori generali, maggio 2006).

Dice ancora don Ampelio: “Siamo chiamati sicuramente ad essere dei professionisti nel mondo della comunicazione, ma prima di tutto abbiamo il dovere di essere vero lievito e sale nella pasta del mondo della comunicazione” (2.2.4).

“Il Paolino nasce pertanto come un credente consacrato che si dedica a tempo pieno a vivere e a predicare il Vangelo nella comunicazione; la comunicazione è l’ambiente, la forma e il linguaggio della sua testimonianza di fede” (2.3.1).

Il discorso si fa sempre più stringente nel determinare il carisma, l’identità e il possibile cammino verso alcuni obiettivi precisi come un unico Editore multimediale Paolino. “Occorre percepire la missione apostolica come il polo unificante e il senso completo dell’essere di una Congregazione”. La lettera del Superiore generale è spesso citata, incarnata, fatta fibra viva del discorso carismatico.

3. Dare un “volto” alle attese e speranze: alcune piste possibili - Mobilitazione comune, fare squadra, rivitalizzare i progetti di animazione vocazionale, riaggiornare il progetto apostolico: il documento tiene conto di tutte le realtà con le loro problematiche che per quanto dure sono e possono essere sempre vincibili.

Guarda ai fratelli anziani e ammalati, a quanti soffrono e pregano per cui “non saranno mai sufficienti l’affetto e la cura che siamo capaci di offrire loro concretamente” (3.1.6).

Nelle prospettive strategiche c’è la strutturazione della Curia provinciale, la creazione di un “pensatoio” comune dei responsabili della Provincia e provvedere a tre centri di ricerca: uno biblico, uno sulla famiglia e uno sulla comunicazione.

C’è anche il sogno di un grappolo di “nuove comunità” o centri apostolici agili, che aiutino a trasformare le librerie in centri multimediali.

Alla fine torna il ventilato programma della lettera del Generale don Silvio Sassi: “Scelte concrete, prudenti, ma coraggiose” e la nuova “metodologia di governo” che vede un vero discernimento vissuto nel dialogo franco, sereno e propositivo. È impegno primario trovare il tempo per l’ascolto e “pensare a lavorare insieme”. L’apostolato è di tutti.

4. “Con il cuore di Paolo uno stile di vita” - Era il titolo della relazione e ha colpito nel segno stando al dibattito sereno ma emozionante che ne è seguito per varie ore.

A sigillo di questo progettare e sognare con nuovo entusiasmo e azzardata profezia è intervenuto don Sassi, quasi con solennità: “Prendo pubblicamente l’impegno di fronte al Capitolo di appoggiare le scelte del Superiore provinciale”.

Ci fu l’intervallo della sera e poi al rientro in aula fu notato un piccolo parlottare tra il Segretario del Capitolo e il provinciale. Fu data la parola a don Tarzia che aveva appena ricevuto un sms sul suo cellulare. Ne diede lettura. Era il dr. Marco Roncalli che insieme agli auguri per il Capitolo aveva digitato una frase trovata in queste ore sugli appunti di Giovanni XXIII per un Diario. Un originale raro e inedito: 13.8.62: “il caro don Giacomo Alberione un corpicciolo che pare spegnersi a un soffio. Invece resiste bene e con bella vivacità”. A noi Capitolari è sembrato un augurio e una benedizione. Così abbiamo applaudito.

Saluti a tutti voi e ricordatevi che contiamo sulle vostre preghiere. Approfittiamo per salutare i fratelli delle Filippine che sono in assise capitolare come noi e augurare loro un proficuo lavoro.

Don Tommaso Mastrandrea, Don Antonio Tarzia
Ariccia, 14 settembre 2006


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