Il mio nuovo manuale di ingegneria: il Vangelo

venerdì, 2 dicembre 2016 | di Giuseppe Lacerenza

Lacerenza GiuseppeHo risposto alla “chiamata di Dio”: questa espressione potrebbe indurre a pensare che la persona chiamata a seguire più da vicino il Signore nella vita consacrata sia protagonista di chissà quale fenomeno straordinario riservato a pochi, come se Dio operasse una specie di selezione eleggendo i più idonei.

Quindi, come prima reazione, mi verrebbe da dire: «Non fa per me, perché non sono perfetto e non sono capace di un impegno così grande». È vero: non posso riuscirci fidandomi delle mie sole capacità umane. Ci vuole la grazia di Dio che viene elargita nella preghiera, bisogna ascoltare la sua Parola ed entrare in comunione con Cristo nell’Eucaristia.

Lo scorso 1 ottobre ho emesso la mia prima professione religiosa nella Società San Paolo, Congregazione religiosa fondata dal beato Giacomo Alberione, formata da sacerdoti e discepoli, con la missione di vivere e donare Gesù al mondo con gli strumenti di comunicazione sociale (stampa, cinema, radio, televisione, internet, ecc.). La Società San Paolo è la prima realtà fondata dal Beato, a cui si aggiungono altri nove Istituti, sia religiosi che di vita secolare consacrata, e che formano insieme la cosiddetta Famiglia Paolina.

Come immagine rappresentativa di questo atto di donazione della mia vita a Dio ho scelto un dipinto di Marco Basaiti (1510), raffigurante la vocazione dei figli di Zebedeo: «Gesù vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono » (cfr. Mt 4,21-22).

È il Signore che mi chiama, che manifesta il suo progetto per la mia vita, affinché possa entrare in relazione con lui e condividere il suo amore con i fratelli che incontro ogni giorno.

Mi piace pensare alla chiamata del Signore, nel mio caso, come a un suo “scherzo” che ha trasformato e dato un senso più alto alla mia vita.

Originario di Barletta e laureato in Ingegneria civile al Politecnico di Bari, esercitavo la mia professione in una società di servizi di ingegneria nel capoluogo pugliese. Tutto proseguiva secondo quanto speravo e con soddisfazione: come è naturale, avevo fatto le mie scelte al fine di costruire il mio futuro, sia personale che professionale.

Ma all’improvviso entra in scena Dio: un Ingegnere speciale che ha redatto un progetto per la mia vita, diverso da quello preparato da me, e mi chiede di visionarlo insieme a lui progressivamente, nel corso degli anni, di approvarlo e di portarlo a esecuzione.

Come ho potuto riconoscere se davvero il Signore mi chiamava a seguirlo più da vicino nella vita consacrata? Posso testimoniare che ha fatto tutto lui, seminando alcuni “segni” – tracce della sua volontà – nella mia storia personale.

Il primo segno l’ho ricevuto durante una Confessione, all’età di 33 anni, quando il confessore mi pose una domanda che mi lasciò interdetto: «Giuseppe, cosa aspetti? Non perdere altro tempo e offri la tua vita al servizio del Signore diventando sacerdote».

Non ho mai pensato a questa eventualità. Avevo già dato un orientamento alla mia vita: dopo gli anni di studio stavo raccogliendo con soddisfazione i frutti con il lavoro che amavo. Il mio carattere timido non si lega bene con la missione del sacerdote di annunciare, con gioia e audacia, il Vangelo di Cristo a un ampio pubblico. E poi, a quell’età, era impensabile lasciare un percorso già avviato per ricominciare tutto. Uscendo dalla chiesa ripensai alle parole del confessore e affiorò nella mia mente l’immagine di me consacrato al Signore. Iniziai a provare un’incomprensibile gioia e pace interiore. Era come se quel giovane confessore avesse soffiato sulla cenere, facendo divampare un fuoco ardente. Non riuscivo a comprendere cosa mi stesse accadendo. Pregai Dio dicendo: «Signore, se è tua volontà che io mi consacri a te nel sacerdozio, fammelo comprendere nel modo che ritieni opportuno».

Dopo due settimane conobbi padre Bernardino Bucci, frate minore cappuccino, che mi raccontò di aver conosciuto di persona Luisa Piccarreta, una mistica vissuta in Puglia, nella città di Corato; mi donò due libri da lui scritti: la biografia della Serva di Dio e un libro sulla sua spiritualità incentrata sulla divina volontà. Infine mi propose di collaborare con lui nell’opera di divulgazione della vita e della spiritualità di Luisa Piccarreta.

Riconoscendo in questo una risposta del Signore alla mia preghiera, accettai con gioia questa sfida, realizzando e diffondendo libri, video, newsletter sulla vita e la spiritualità di Luisa Piccarreta, partecipando attivamente anche a numerose conferenze sia in Italia che negli Stati Uniti.

Nonostante ciò, sentivo ogni tanto emergere un moto interiore che non mi permetteva di essere del tutto tranquillo, e spesso ritornava in mente l’idea di una vita consacrata a Dio nel sacerdozio. Non era un desiderio personale, ma un sentimento incomprensibile che emergeva e che cercavo di cancellare con una raffica di motivazioni di tipo umano.

Durante un pellegrinaggio a Medjugorje, nell’ultimo giorno prima della partenza, pregai ancora il Signore di manifestarmi la sua volontà e di darmi un segno ben chiaro, che non lasciasse dubbi.

Potremmo forse chiamarla semplice coincidenza o sollecita risposta di Dio, il risultato fu che dopo soli due giorni conobbi il signor Alvaro Mascioni – direttore della casa editrice Shalom – che, colpito dal mio entusiasmo nell’opera di diffusione della spiritualità della serva di Dio Luisa Piccarreta, mi propose di collaborare con la casa editrice, lasciando il mio lavoro di ingegnere e trasferendomi dalla Puglia nelle Marche, in provincia di Ancona, dove ha sede l’azienda.

Chi farebbe un azzardo simile? Io no di certo, anche perché sapevo di non avere competenza nel settore. Sentivo però, allo stesso tempo, che non potevo lasciarmi sfuggire questa opportunità: la vedevo, infatti, come una ulteriore risposta del Signore alla mia preghiera; pertanto risposi all’invito con la controproposta di collaborare a distanza. Il direttore accettò, in vista di una mia eventuale futura collaborazione a tempo pieno.

Iniziò un’esperienza entusiasmante nell’ambito redazionale, che non posso definire un lavoro, ma una grande risorsa di ricchezze spirituali che ha avuto il suo culmine nell’ultima richiesta del signor Alvaro: scrivere una biografia sul beato Giacomo Alberione (Beato Giacomo Alberione. Editore e apostolo del nuovo millennio, Editrice Shalom, 2011).

Sorpreso del fatto che la scelta fosse ricaduta su di me e timoroso di non riuscire a ottenere un buon risultato, pregai il Signore di guidarmi in questo nuovo impegno, e iniziai a studiare la vita, le opere e i testi carismatici di don Alberione. In questo momento di lettura e ricerca, è stata fondamentale per me la presenza di don Vito Fracchiolla. Egli non solo mi ha fornito decine di testi dai quali attingere le principali notizie sulla vita e sulle opere di don Alberione, ma mi ha seguito con consigli preziosi e suggerimenti puntuali, che mi hanno aiutato nel lavoro e fatto amare ancora di più questa meravigliosa figura.

In questo percorso ho sentito che don Alberione mi ha parlato: lo ha fatto con la sua vita, i suoi inviti a fare a tutti la carità della Verità, portando il Vangelo fino ai confini della terra con i mezzi più moderni ed efficaci – definiti come il «nuovo pulpito dell’umanità» – per sanare ogni ambito della società con la Parola di salvezza.

Questa è la missione che egli ha affidato a religiosi e religiose, seguendo l’invito di san Paolo a conformarsi a Cristo fino a giungere a dire: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me». L’apostolato paolino consiste, dunque, nel farsi altoparlanti di Dio e predicare il Vangelo a tutti, anche e soprattutto a chi non partecipa alla vita della Chiesa, attraverso gli strumenti di comunicazione sociale. Durante la realizzazione del libro mi identificavo nell’apostolo paolino e sentivo che la missione di portare Cristo nel mondo della comunicazione mi apparteneva; del resto la stavo già compiendo con un’opera che avrebbe fatto conoscere a tanti le abbondanti grazie che il Signore ha elargito alla Famiglia Paolina per mezzo di don Alberione.

Capii anche il motivo per cui l’editore aveva a cuore la pubblicazione della biografia del Beato: frequentando la redazione editoriale, respiravo un’aria di preghiera e una collaborazione fraterna, che trasformavano il lavoro materiale in vero apostolato al servizio del Vangelo e del bene dei fratelli: in quest’ambiente il beato Giacomo Alberione costituiva un efficace modello da seguire.

Conclusa la scrittura del libro, ritenendo di aver ricevuto tanti segni evidenti dal Signore, decisi di passare all’azione iniziando un cammino di discernimento vocazionale nella Casa paolina di Bari. Qui ebbi modo di approfondire la conoscenza della spiritualità e dell’apostolato paolino, guidato da don Tommaso Mastrandrea – per molti anni direttore della storica rivista paolina per ragazzi Il Giornalino – e don Domenico Soliman, attuale segretario del Superiore generale della Congregazione.

Durante gli anni nella Comunità paolina barese, pur continuando a esercitare la mia professione di ingegnere, ho deciso di iniziare gli studi teologici nella Facoltà Teologica Pugliese. L’ho fatto per mettermi alla prova: l’idea di ritornare sui banchi di scuola non era certo la mia massima aspirazione, ma ciò serviva per comprendere più chiaramente se questa fosse davvero la volontà di Dio. E posso testimoniare che ancora una volta Dio non è stato assolutamente avaro di grazie: mi ha permesso di conoscere meglio il suo mistero e il suo amore per le creature e mi ha fornito ulteriore carica spirituale, consentendomi di giungere con gioia alla mia volontà di donare la mia vita al Signore.

Un altro incontro provvidenziale per il mio cammino è stato quello con don Giacomo Perego – a quel tempo direttore delle Edizioni San Paolo – che mi propose di realizzare il libro 365 giorni con Don Alberione, un’antologia di brani tratti dagli scritti e discorsi del Beato. Il 29 settembre 2015, ho fatto il mio ingresso nella Casa paolina di Vicenza, iniziando l’anno di noviziato, un tempo in cui le grazie del Signore sono state abbondanti e inaspettate.

Sotto la guida di don Gabriele Maffina, mio maestro di noviziato, di don Ampelio Crema, mio attuale maestro di juniorato, e di tutti i confratelli della Comunità, ho “gustato” la ricchezza della spiritualità paolina e l’impressionante attualità della missione voluta dal beato Giacomo Alberione. Egli, più di cento anni fa, ha intuito la potenza e la notevole influenza che hanno sul pensiero umano i nuovi strumenti di comunicazione sociale, che a quel tempo non avevano larga diffusione come oggi. Consapevole che i mali della società sono causati dal fatto che la vita, gli insegnamenti e le opere di Gesù non sono più al centro delle nostre quotidiane azioni, nacque in don Alberione il desiderio di evangelizzare la società con i mezzi che la tecnologia ci offre, per cui – seguendo le orme di san Paolo – si è reso apostolo della comunicazione sociale, parlando da “nuovi pulpiti” per portare l’annuncio del Vangelo e i valori cristiani nel mondo.

Oggi, più di ieri, vi è questa urgenza. Con lo sviluppo delle reti sociali digitali, numerose persone condividono idee, informazioni, opinioni. Nascono nuove relazioni e forme di comunità. In questi spazi, inoltre, si comunica se stessi, per cui è necessario che ognuno interagisca con gli altri sulla base di valori autentici, finalizzati al bene comune.

È una sfida entusiasmante che il Signore lancia ai Paolini e a tutti i giovani di oggi, in particolare a chi sente di essere chiamato dal Signore a una vita consacrata al servizio del Vangelo.

Con la mia professione religiosa nella Società San Paolo ho accettato l’impegno di dare il mio piccolo contributo. Gesù disse a Pietro e Andrea: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» (cfr. Mt 4,19); essi restano pescatori, ma il loro lavoro – che aveva come fine il sostentamento del corpo – viene elevato: pescheranno anime da portare a Dio.

Mi piace pensare che ciò valga anche per me: da ingegnere che progetta, calcola la struttura di un’opera affinché resista ai propri carichi e alle azioni esterne, ed edifica su un terreno resistente, sono chiamato a fondare su Cristo – salda roccia – la mia vita e quella di chiunque incontrerò sul mio cammino, affinché le avversità non rendano instabile l’uomo, meravigliosa costruzione di Dio.

Facendo mio un pensiero del servo di Dio Giorgio La Pira – cattolico impegnato in politica – cercherò di eseguire il progetto di Dio usando uno speciale manuale di ingegneria: il Vangelo, che fornisce tutte le indicazioni per costruire un mondo in cui regni l’amore di Dio in tutte le creature.

Fonte: “Frammenti di Pace”, Editrice SHALOM – Anno 1 n.1 - Gennaio 2017

Ricerca veloce

Calendario

Novembre 2017
Novembre 2017
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
29 30 31 1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 1 2