16° Capitolo Provinciale - Comunicato Stampa n. 6

mercoledì, 2 febbraio 2011 | di Giusto Truglia

«Coraggio, con il vostro apostolato siete importanti nella Chiesa». Don Vincenzo Marras ha aperto i lavori capitolari informando del saluto inviato dal cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, che ci segue con affetto e più volte ha pubblicamente espresso gratitudine e stima nei confronti dei Paolini e del loro apostolato nella Chiesa. La mattinata del 1° febbraio è stata dedicata ad analizzare le proposte di un obiettivo programmatico per la Provincia, in sintonia con le indicazioni del Superiore generale, e la definizione delle cinque priorità su cui deve concentrarsi l’azione del Governo provinciale nei prossimi quattro anni.

Ad alimentare la riflessione è stata la relazione di don Vincenzo Marras, sulla quale i capitolari hanno espresso la loro approvazione con giudizi più che lusinghieri: «piena di pathos, un grande affresco, lectio magistralis». Don Marras ha indicato come «tempo di grazie» quello che stiamo vivendo. «Vogliamo guardare al futuro, preparandoci a fare di meglio, anche nel nuovo continente digitale». Nessun dubbio che «Dio lo voglia». E ha riletto la parabola del seminatore come metodo per il nostro apostolato: «La Parola non è mai seminata invano». Ha indicato le “luci di posizione” entro cui muoverci: i documenti del IX Capitolo generale, la lettera del Superiore Generale, i risultati delle due commissioni, la relazione del Superiore Provinciale a fine mandato, il progetto pastorale della Cei. Ci dobbiamo muovere nella realtà italiana con lo sguardo di Paolo, che «non condanna, ma annuncia la salvezza». E invita i Paolini a un triplice passo: la confessio laudis (riconoscere la sovrabbondante grazia di Dio), la confessio vitae (riconoscere le nostre fragilità) e la confessio fidei (fiducia in Dio).

Il centenario della Congregazione, secondo il Superiore Provinciale, deve costituire il nostro kairòs per scelte prioritarie, per cambiamenti urgenti: «fare meno, meglio e insieme». Di qui la necessità di intervenire sulle comunità, secondo le indicazioni della commissione che ha individuato due modelli possibili; sulle attività apostoliche per raggiungere l’editore unico crossmediale; sulla promozione vocazionale e la formazione perché sia sempre più colorata paolinamente; sui laici da coinvolgere e formare all’apostolato; sull’economia da risanare; sulla collaborazione con la Famiglia Paolina, che rimane tuttora «una potenzialità inespressa». Il nostro carisma costituisce la stella polare e ci permette di convertire «le nostre ferite in opportunità». Basta che non contrapponiamo le esigenze spirituali a quelle imprenditoriali, che ci sentiamo apostoli nel nostro essere, non incateniamo la Parola, conosciamo i nuovi media e viviamo la vita comune per l’apostolato. Insomma, basta che pratichiamo il «Vivi Paolo» (don Alberione) e come Paolo tutti accogliamo il «Non temete, io sono con voi».

don Giusto Truglia
Ariccia, 02 febbraio 2011


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