19° Capitolo Provinciale della Società San Paolo

Gesù Maestro

Annunciare la Parola nel 2025.
Il futuro pre-visto dai web evangelizzatori

Sintesi del convegno svoltosi a Padova in ambito Festival Biblico (25/5/2015)
per Capitolo Provinciale Società San Paolo (Ariccia 10 giugno 2015)

Come sarà la comunicazione della Parola nel 2025? Alcuni esperti di comunicazione e web hanno provato ad immaginarlo in occasione di un incontro svoltosi a Padova il 25 maggio 2015.

Qui di seguito riportiamo la sintesi degli interventi di Eric Salobir (promotore generale dei domenicani per i media), Ruth Morris (manager della comunicazione digitale dei Gesuiti in U.K.), Jesus Colina (direttore Aleteia.org), Roderick Vonhögen (fondatore e direttore di sqpn.com e trideo.com), Marco Sanavio (coordinatore progetto unattimodipace.it).

Comunicare la parola tra dieci anni?

Difficile immaginare con chiarezza lo scenario e imprudente azzardare ipotesi potrebbero essere smentite domani, di certo potremmo immaginare che gran parte del contesto in cui vivremo sarà digitale, vivremo in un mondo multipolare dove cresceranno i paesi dell’Asia e crescerà il potere dei non stati (tribù, organizzazioni, etc).

Il panorama delle religioni è in costante mutazione e i rapporti numerici cambieranno progressivamente fino a raggiungere il pareggio tra la presenza di cristiani e musulmani nel 2050.

Year 1800 1900 1970 2000 2013 2025
Cristiani 204 558 1.229 1.985 2.355 2.707
Musulmani 91 200 577 1.291 1.635 1.972
Indù 108 203 463 825 982 1.104
Agnostici 0.3 3 543 655 684 701
Buddisti 69 127 235 448 510 561

Sorgente: Status of Global Mission 2013 - Gordon Conwell Theological Seminary

In proiezione potremmo individuare fondamentalmente tre generazioni:

La generazione Z, ovvero i nati tra il 1995 e il 2009 che nel 2025 avranno tra i sedici e i trent’anni. Sarà la più più connessa, educata e sofisticata generazione di ogni tempo. Chi vi appartiene è fondamentalmente global, social, visuale e tecnologico. Dato che questa generazione è cresciuta sotto la minaccia del terrorismo, di una recessione globale e di forti cambiamenti climatici sarà più cauta e scettica della generazione “Millenaria” (termine coniato in originale come “Millennial” da William Strauss e Neil Howe nel 1991 per indicare la generazione Y, descritta nel paragrafo successivo) sulle reali aspettative di carriera e relazioni personali.

La generazione Y, ovvero i nati tra i primi anni ‘80 e il 1995. Nel 2025 avranno tra i trenta e i quarantacinque anni. Sono sempre connessi, conoscono tutto l’essenziale sulla comunicazione social. Necessitano di sentire che quanto stanno facendo. Questa generazione non sarà disposta a sacrificare la sua vita a beneficio della carriera.

La generazione “Millenaria” sarà meno predisposta a seguire una religione organizzata e sarà più scettica nei confronti delle religioni tradizionali.

Uno studio del Pew Research Center sulla generazione “Millenaria” in America evidenzia che nella fascia tra i 18 e i 29 anni solo il 3% degli intervistati si identifica come ateo e solo il 4% si definisce agnostico. Il 25% di loro non ha alcuna appartenenza mentre il 75% ha un’appartenenza religiosa.

La generazione X, ovvero i nati tra i primi anni ‘60 e gli anni ‘80 che nel 2025 avranno tra i 45 e i 65 anni.

Si tratta di una generazione allergica ai dogmatismi religiosi, profondamente spirituale e va notato che in questo caso spirituale non è direttamente sinonimo di cristiana. Sarà una generazione aperta all’accettazione del messaggio di Cristo ma, al tempo stesso, aperta ad altre pratiche. Molti appartenenti a questa generazione stanno personalizzando un credo e un’esperienza spirituale che abbraccia vari flussi religiosi. Se questo approccio funziona, a loro va bene, anche se non ha una propria coerenza interna.

Come si potrà annunciare in maniera efficace la Parola a queste tre generazioni, nel 2025?

Probabilmente sarà necessario invertire la tendenza rispetto all’approccio deduttivo che si ha oggi nei confronti della Parola di Dio. Bisognerà partire dagli interessi delle persone per giungere alla scrittura. La Bibbia fornisce delle chiavi interpretative per rileggere l’esperienza odierna: su questo dovremmo puntare.

Le tecnologie, in realtà, sono di importanza secondaria: contano molto di più l’interazione tra individui e la comunità. Non dovremmo cadere nella tentazione di focalizzarci soprattutto sulle tecnologie. Abbiamo, invece, necessità di testimoniare i valori autentici chi ci animano all’interno del mondo digitale nel quale ci connettiamo.

È, dunque, importante fin d’ora concentrarsi su ciò che è essenziale per la trasmissione della fede invertendo il flusso della comunicazione da: “me, il mio messaggio” a “te, la tua vita”. Potremmo, ad esempio, ripartire dalla domanda: come posso servirti? Come posso aiutarti? In questo tipo di approccio prima viene la relazione personale, poi la condivisione di amore, fede e speranza.

Tre cose potrebbero essere necessarie nel processo di cambiamento che ci poterà al 2025:

1 Una riforma del linguaggio della Chiesa e della liturgia. Servono omelie migliori e più adatte a spiegare la Parola di Dio alle comunità. Papa Francesco, con I suoi atti comunicativi, ne è un testimone. Ci vorrà proprio un decennio perchè un cambiamento di questo tipo abbia luogo, partendo da scuole, parrocchie, seminari.

2 Sarà fondamentale essere presenti in Rete con attitudine al servizio, all’interesse genuino alla cultura e alle domande delle generazioni odierne. In quest’ottica risulterà prioritaria l’esperienza che permette di accostare la Bibbia e la tradizione della Chiesa come sorgenti di ispirazione e supporto. Ogni cattolico potrebbe sentire di essere chiamato a servire gli altri anche online.

3 Usare i moderni mezzi tecnologici non dovrebbe essere un obiettivo in se stesso ma un mezzo per poter essere più vicini al popolo di Dio. É necessario costruire amicizia e comunità innanzitutto attraverso l’ascolto, la condivisione e l’aiuto prima ancora di pregare, convincere e dibattere. I mezzi del futuro saranno radicalmente diversi da ciò che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Ugualmente, però, l’uomo avrà bisogno di vicinanza e verità

Ma come lo immaginiamo questo futuro?

È molto probabile che in futuro ci sia un’evoluzione dei beni di consumo dovuta alla “personal fabrication”. Grazie allo sviluppo delle stampanti 3d sarà più facile ottenere oggetti, utensili e persino cibo direttamente a casa propria. Se questo, da un lato, avrà il vantaggio di centrare maggiormente l’attenzione sull’individuo, dall’altro lato rischierà di indebolire la dimensione comunitaria. La Chiesa, in questo contesto, potrà stimolare l’incontro in presenza e sottolineare la dimensione comunitaria della salvezza.

Analogamente a quanto accadrà per le altre risorse anche la stampa, il giornale quotidiano che oggi conosciamo come brand, identificato da un titolo e da un editore potrà essere composto da una serie di articoli assemblati dall’utente.

Perché non potrebbe accadere lo stesso per i testi sacri e i percorsi di catechesi destinati agli adulti, ad esempio? Non verrebbe compromessa l’integrità dell’informazione ma cambierebbe il percorso di aggregazione dei contenuti creando un linguaggio nuovo, personalizzato, più adatto ai singoli individui che poi andrebbe completato con l’accompagnamento personale e l’esperienza comunitaria.

In questa prospettiva il softcopy, ovvero il testo svincolato dal supporto, avrebbe molta più rilevanza dell’hardcopy, il supporto fisico, e diventare elemento per comporre il senso e non senso in se stesso.

La Parola nel 2025 potrebbe avere queste tre caratteristiche: wearable, immersive, eatable.

1 La Parola potrebbe diventare “wearable”, potrà essere sempre con noi grazie ai dispositivi indossabili all’interno di nuovo ecosistema osmotico, un ambiente che raccoglierà, processerà e produrrà informazioni basate sui dati raccolti.

2 Se questo descrive la dimensione “internet of things” è probabile che abiteremo dimensione tecnologica maggiormente immersiva “internet of everything” nella quale l’esperienza diretta del mondo sarà affiancata dalle esperienze sensoriali mediate dall’elettronica. Potremo rivivere, ad esempio, alcuni passaggi della storia della salvezza entrandoci da co-protagonisti, in una realtà aumentata che impatterà maggiormente nella sfera emotiva dei ricordi.

I percorsi di fede, in futuro, potrebbero avere più a che fare con nuovi modelli narrativo, non necessariamente legati alla lettoscrittura.

3 La Parola di Dio potrebbe diventare “eatable”, come la conoscenza. L’ha ipotizzato Nicholas Negroponte, una delle persone che più di tutti ha scrutato il futuro indovinandone le tendenze, al Ted di Vancouver nel 2014. Questa proiezione, in realtà, si rivela un ricupero dell’esperienza del profeta Ezechiele (Ez3) che mangia il rotolo della Parola prima di parlare alla casa di Israele. Il ventre, nella visione veterotestamentaria, è il luogo in cui vengono custodite le parole e la digestione è la via per appropriarsene. Di certo non sarà sufficiente la conoscenza, al percorso della nozione andrà affiancato quello dell’esperienza: solo questo potrà rendere la parola viva ed efficace, come nella vicenda di Ezechiele.

Un’ultima suggestione: in campo tecnologico, biomedico, comunicativo sembra che la parola chiave che anima molti progetti che vedono la luce nella Slicon Valley oggi sia “disruption”, cambiamento radicale. Non aspettiamoci necessariamente percorsi di evoluzione lineare.

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Tutto faccio per il Vangelo - prospettive e sfide per il futuro
Don Marco Sanavìo - Alcune domande

Don Marco Sanavio

inserito: 11 giugno 2015 alle 17:35