19° Capitolo Provinciale della Società San Paolo

Gesù Maestro

Omelia nella celebrazione dell'11 giugno 2015.
Memoria di San Barnaba

(Letture: Atti degli Apostoli 11,21-26; 13,1-3; Vangelo secondo Matteo 10,7-13)

Nella vicenda umana e apostolica di Paolo, Barnaba riveste un ruolo chiave. In qualche modo anche noi paolini siamo legati a lui, a Barnaba: egli costituisce uno di quei primi discepoli di Cristo che hanno preparato il grande apostolo delle genti, dopo Stefano e Anania.

Lasciamoci guidare dalle qualità di quest’uomo che ha saputo dare una svolta decisiva in un momento molto delicato della storia cristiana.

“In quei giorni” dice il testo… Questa espressione non va presa semplicemente come un inciso. Quei giorni sono i giorni della persecuzione e gli studiosi sono concordi nel dire che ad Antiochia, città dove i cristiani si erano rifugiati, la situazione era molto critica: i fratelli erano allo sbando, i responsabili erano stati neutralizzati dalla persecuzione (alcuni erano dovuti fuggire, altri erano stati trascinati a Gerusalemme), i più erano provati. In questo momento entra in scena Barnaba e la prima sua qualifica è quella di vedere la grazia di Dio: “Quando questi giunse, vide la grazia di Dio”. C’erano tutti i presupposti per vedere il negativo, per sottolineare ciò che non andava, per crogiolarsi nelle prove e nei limiti… Barnaba invece vide la grazia di Dio e riporta, con il suo sguardo, un tocco di serenità ad Antiochia, tanto quanto è sufficiente per ritrovare un po’ di forza e vedere lontano.

Cari fratelli, in questi giorni il primo dono che dobbiamo chiedere è quello del discernimento. Solo chi vede la grazia di Dio sa fare discernimento e sa imboccare la strada giusta, la strada indicata dallo Spirito, rimettendo in moto quelle energie che possono essersi spente sotto il peso della prova.

Importante è però cogliere anche quello che suscita quello sguardo di Barnaba. Il testo ci dice che subito parte alla volta di Tarso per cercare Saulo. Non sappiamo come i due si siano conosciuti: forse Barnaba aveva incrociato Saulo a Gerusalemme quando era ancora un persecutore, o forse dopo la sua conversione, forse aveva perfino giudicato un errore il fatto che la comunità di Gerusalemme lo avesse messo da parte perché non desse fastidio… Sta di fatto che ora coglie una cosa importante: nessuno, meglio di Saulo, può essere un segno di speranza per la comunità di Antiochia! Lui, il persecutore cambiato dall’abbraccio misericordioso del Risorto, è il segno di speranza più forte che una comunità perseguitata può ricevere. Barnaba lo vuole con sé. Capisce che il suo gruppo di lavoro deve ripartire dal protagonismo della Grazia, da persone in cui la Grazia ha compiuto miracoli. E tale scelta si rivela vincente. Lo capiamo dai frutti. Il testo ne evidenzia almeno due:

  • Il primo frutto è il fatto che, ad Antiochia, dopo un anno di lavoro insieme, i discepoli furono chiamati Cristiani. Affiora l’identità, grazie al lavoro di formazione e di comunione tra Barnaba e Saulo. Dire l’identità significa dare consistenza alla comunità. Non abbiamo più a che vedere con un gruppo spaesato, ma con una comunità che ha qualcosa da dire a tutta l’esperienza cristiana, che sa chi è e chi deve essere.
  • Il secondo frutto è l’armonia della diversità. Avete fatto caso ai nomi? Barnaba (sappiamo che era di Cipro), Simeone detto Niger, Lucio di Cirene (la Cirenaica era il nord-Africa!), Manaen compagno d’infanzia di Erode e Saulo (il turco). Più diversi di così. Ecco il primo consiglio del superiore della comunità di Antiochia! Pur nella diversità sono insieme: celebrano insieme, digiunano insieme, attendono insieme un segno dallo Spirito Santo per capire in quale direzione muoversi. E lo Spirito risponde.

Vorrei tanto che vivessimo così questi giorni in cui anche noi cerchiamo un segno dallo Spirito per capire in quale direzione muoverci. Dobbiamo anche noi ripartire dal protagonismo della Grazia per discernere bene le priorità e le persone in grado di collaborare da vicino perché tali priorità possano essere concretizzate e vissute, senza rimanere un documento su carta. Lo Spirito ci illumini e ci guidi.

Scarica il pdf: Omelia Memoria di San Barnaba.

Don Eustacchio Imperato,
Superiore provinciale

inserito: 11 giugno 2015 alle 09:35